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Ma quanti buoni propositi si possono realizzare in nome dell’ambientalismo. E quante nefandezze, vere o presunte.

L’ultimo colpo, in ordine di tempo, è stato messo a frutto da Renato Soru, chiamato a furor di popolo verde ad acquistare l’area costiera di Scivu e Funtanazza, che presto diventeranno alberghi e strutture turistiche. Non altrettanto noi oristanesi possiamo dire per Is Arenas, dove il progetto di un imprenditore turistico, di certo rispettoso delle leggi di tutela dell’ambiente, viene fortemente osteggiato.

In testa agli oppositori ci sono i partiti e i movimenti verdi, sigle non meglio identificate, che però trovano sufficiente risonanza sui mezzi di informazione. Anche se non altrettanto consenso riscuotono presso l’opinione pubblica, le imprese e la società produttiva.

Ecco però che anche per Is Arenas, da qualche giorno, gli stessi movimenti sollevano un’ipotesi: quella di invocare ancora una volta il santo protettore di Tiscali, perché con il suo generoso abbraccio stringa al petto l’area di Is Arenas, acquistandola e sottraendola al tempo stesso dalle grinfie dei soliti palazzinari turistici.

E’ questo il senso dell’appello a Renato Soru dai massimi esponenti del Comitato Internazionale per la salvaguardia di Is Arenas: San Renato, dopo Scivu, restituisci ai sardi Is Arenas!

Ma se è vero che i verdi ambientalisti lanciano grida di allarme (ormai è come la storiella di  “al lupo al lupo”) per il rispetto delle direttive Cee, è altrettanto vero che i turisti continuano a lanciare grida di dolore e di protesta per i disservizi, le disfunzioni, i disagi, per la qualità dell’offerta, per  i prezzi, per i trasporti, per i tempi dei trasferimenti su una viabilità incompleta.

Io credo profondamente alla tutela del bene ambiente, che è un bene di tutti, che abbiamo gratuitamente ricevuto e che dovremo trasmettere a chi avrà gli stessi nostri diritti. E sono altrettanto convinto che i sistemi di valutazione di impatto ambientale siano una grande conquista culturale e sociale, prima che politica. Ma c’è un altro pericolo, oltre a quello della cementificazione delle coste, ed è quello della cementificazione delle istituzioni e degli organismi decisionali.

Per questo non posso accettare, sui temi del turismo, del rispetto del territorio, riduzioni ideologiche e fondamentaliste. Chi lancia grida di allarme, poi,  è spesso responsabile delle situazioni esistenti e intanto enti e fondazioni ambientaliste, acquisiscono in Italia patrimoni territoriali. C’è una vaga assonanza con la “ politica” di certi incendiari.

Vivo in una regione con un tasso altissimo di disoccupazione con bassissimi tassi di sviluppo economico, con un sacco di mille altri problemi che la inchiodano a una condizione di miseria e a una prospettiva di sottosviluppo e di colonialismo perpetuo. Rappresento una provincia che in questo scenario conserva tutti gli indicatori più negativi, e che in questo preciso momento, ora, e non tra qualche anno, è aggrappata a una sola possibilità di speranza di riscatto: il decollo e lo sviluppo del turismo.

Bisognerà in ogni caso vedere se l’uomo finora più avversato del centrosinistra sardo, che pure si picca di volerlo guidare, può spingersi sino alle coste oristanesi, per comprarle.

Per i verdi, insomma, la regola è questa: se sei amico puoi fare tutto e i posti di lavoro che crei saranno benedetti. Se non sei amico, allora fai parte del clan di quelli che deturpano l’ambiente, che sfruttano i lavoratori. E così via.

Questo atteggiamento è inaccettabile. E noi non lo accetteremo.

 

Mimmo Licandro

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